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25 Aprile, le foto delle celebrazioni e il discorso del Sindaco Andrea Panzeri

Nell'occasione si è tenuta anche l'intitolazione del parco di Villa Comi a Padre Luca Maria Airoldi.

Categorie:
Comune
Cultura

Data :

27 aprile 2026

25 Aprile, le foto delle celebrazioni e il discorso del Sindaco Andrea Panzeri
Municipium

Descrizione

Nella mattinata di sabato 25 aprile si sono svolte le celebrazioni per l'81esimo anniversario della Liberazione. Nell'occasione si è tenuta anche l'intitolazione del parco di Villa Comi a Padre Luca Maria Airoldi.

Grazie a tutte le persone che hanno partecipato, contribuendo a una giornata intensa e condivisa. Dalla deposizione della Corona in piazza XV Martiri al corteo per le vie cittadine, dagli interventi istituzionali in Villa Comi alle letture dei ragazzi della scuola, dalla deposizione simbolica dei papaveri alle mostre sulla Resistenza, fino all'intitolazione del parco di Villa Comi a Padre Luca Maria Airoldi: ogni momento ha rafforzato il valore della memoria e della partecipazione.

Di seguito, il discorso del Sindaco Andrea Panzeri: 

Ciascuna delle nostre famiglie ha il proprio album dei ricordi. Ugualmente, ciascuna comunità ha il proprio libro della memoria, un volume fatto di pagine per non dimenticare i punti nodali della propria storia, per poterli ricordare e trasmetterne il valore alle nuove generazioni.

Per la nostra amata Italia, il Giorno della Liberazione è forse la fotografia più significativa di questo album della storia nazionale in quanto rappresenta il primo vero momento di partecipazione popolare in tutto il Paese al percorso di costruzione dell’identità comune: da sud a nord, con sfumature diverse, la popolazione civile ha dato il suo fondamentale contributo alla liberazione dell’Italia prima dal regime fascista e poi dalla Repubblica di Salò, scacciando l’esercito nazista dal nostro territorio.

Le pagine scritte in quegli anni di guerra scorrono una dopo l’altra formando una narrazione che oggi non deve riempire solo i libri di storia, ma anche e soprattutto le nostre coscienze per riconoscere i molti frutti ricevuti in eredità da quella generazione di italiani.

La Resistenza, fatta di uomini e donne di ogni età e di ogni credo politico, espressione pienamente matura di un popolo fiero e indomito, che ha saputo rispondere con responsabilità alla chiamata di quella fase storica.

La forma di governo repubblicana, che quest’anno festeggia gli 80 anni, fortemente voluta dagli italiani per mostrare al mondo di poter essere i più degni decisori del proprio futuro.

La Costituzione elaborata dai padri costituenti, che hanno superato le divisioni tra loro per dare al Paese una Carta costituzionale che ancora oggi continua ad essere una guida per tutti noi.

L’integrità territoriale recuperata liberando lentamente da sud tutta la penisola e costruendo un senso di italianità fino ad allora molto effimero, che ha permesso una ricostruzione ambiziosa ed energica nel Dopoguerra.

Quei tempi tenebrosi, quei tempi bui, abitati da uomini e donne coraggiosi, abitati dai partigiani, per noi italiani di oggi hanno generato un lascito prezioso e istruttivo che non dobbiamo sperperare con indifferenza e ignavia.

Di qui la necessità di sfogliare l’album dei ricordi nazionali, almeno in occasione delle ricorrenze civili del calendario. E sfogliandone le pagine, come stiamo facendo oggi, tra le righe emergono trame locali, storie nascoste che si intrecciano e vite che scorrono all’ombra dei campanili disseminati in tutta l’Italia.

Sono racconti ed imprese dei nostri avi, persone delle nostre terre e delle nostre cascine, spesso tramandate verbalmente: queste vicende rappresentano la storia locale, fatta di eventi minuti, persone semplici, ma ricche di dettagli e di particolari significativi che svelano le radici della nostra gente, il percorso che ci ha condotti oggi sino a qui.

L’istantanea di padre Luca Maria Airoldi è a tutti gli effetti una di quelle che compongono il libro dei ricordi della nostra comunità. È come una fotografia che riemerge dalla scatola dei cimeli di famiglia, rimasta per anni in soffitta e riesumata quasi per caso dalla polvere.

Con un po’ di immaginazione, possiamo figurarci la scena: attorno a questa scatola rinvenuta si accalcano con curiosità i familiari e si passano di mano in mano le foto, con i bambini seduti comodi sulle ginocchia dei nonni e degli zii più anziani, con occhi e orecchie tese per guardare e ascoltare con curiosità le storie di un tempo lontano, affascinanti e misteriose.

Ecco allora che il nonno indugia su una fotografia in particolare e la sua voce calda inizia a raccontare, a delineare i dettagli di quel volto ritratto in bianco e nero, con la nonna che puntualmente ne corregge la narrazione, perché le nonne ricordano sempre con precisione i particolari più familiari, più buffi, più confidenziali.

I bambini incalzano, chiedono con interesse dando voce a quelle domande che i genitori stessi vorrebbero fare perché anche loro di questo parente lontano hanno quasi perso la memoria, con distrazione negli anni ne hanno affievolito e sbiadito il ricordo.

E così lentamente prende forma la storia di padre Luca Maria Airoldi, si tratteggia la figura di un frate figlio di Cornate, nato all’inizio del ‘900, che ha scelto la strada dell’ordine francescano per dare veste alla sua fede in Dio e nel mondo.

Poi accanto alla foto spunta un vecchio libro sgualcito, con le pagine ingiallite e i margini irregolari, riempito con la calligrafia ordinata e metodica dallo stesso padre Luca: testimonianza del suo passato di cappellano militare sul fronte italiano della Seconda Guerra Mondiale, catturato dai tedeschi sull’isola di Cefalonia alla firma dell’armistizio e successivamente condotto al campo di prigionia di Zeithain, in Sassonia, come Internato Militare Italiano. In questo suo diario tanti commenti, pensieri, preghiere e minuziosi dettagli per ricordare ogni suo compagno di prigionia assistito, confortato e infine sepolto in quella terra aspra.

Nel nostro quadretto familiare la voce del nonno diventa sommessa ricordando con commozione l’impegno di padre Luca, una volta tornato in Italia, a rintracciare i parenti dei suoi compagni di prigionia per consegnare loro gli affetti del caro defunto, confortarli, guidarli per poterne individuare il luogo della sepoltura e il corpo. Un simbolo della sua dedizione per il prossimo e per gli altri che lo accompagnerà sino alla morte, avvenuta nel convento di Sabbioncello di Merate alla fine del secolo.

Oggi noi ricordiamo e celebriamo padre Luca al termine di un percorso di riscoperta e valorizzazione condotto con merito e impegno dai suoi nipoti Virgilio e Franco e dalla ProLoco comunale, che ha ristampato lo scorso anno il diario di prigionia intitolato “Zeithain, campo di morte”, quel libretto sgualcito ora nobilitato e perfezionato.

Apriamo quindi insieme il nostro album dei ricordi cittadino per inserirvi in maniera indelebile la fotografia di padre Luca, intitolandogli questo parco.

Perché anche nella notte buia del campo di morte di Zeithain, padre Luca ha saputo scegliere, ha mantenuto accesa la fiammella della speranza per sé e per i propri compagni, ha diffuso e seminato il bene dove attorno vedeva solo il male.

Questo invito vale soprattutto per noi oggi, che viviamo tempi incerti e traballanti: padre Luca ci dice che il bene esiste e ci ricorda che abbiamo il dovere di contribuire ad arricchirlo e a diffonderlo sempre più, in ogni condizione. Con pervicacia costruiamo anche nel nostro tempo grigio il bene a cui siamo chiamati come uomini e donne.

E così il campo di morte di ieri, sarà un parco di vita per il domani. Anche questa è stata e ancora sarà Resistenza.

Buona festa della Liberazione a tutti.

Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2026, 11:30

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